venerdì 7 dicembre 2007

"LO GNOCCO D'ORO DI MARRAZZO!

Vi ricordate il mitico Piero Marrazzo, il mitico conduttore di MI MANDA RAI 3, si proprio lui, il paladino della giustizia, il difensore dei consumatori e dei cittadini, quello che si scandalizzava e faceva scandalizzare gli spettatori per gli sperperi della pubblica amministrazione.
Ebbene, come dire, chi va con lo zoppo prima o poi impara a zoppicare e una volta smascherato da striscia la notizia, lo gnocco gli è rimasto sullo stomaco...perche una cena per quattro (4) persone a carico della Regione Lazio (quindi a nostro carico ) è costata ben 1300 Euro. E bravo Marrazzzo...qui ci vuole proprio una bella esclamazione..... Azzo Marrazzo!
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Quotidiano il Giornale
Roma - Per i buchi nei conti della sanità non c’è ricetta che tenga. Per quelli allo stomaco, invece, una cenetta da 1.300 euro può aiutare a spegnere l’appetito del presidente della Regione Lazio.E poi forse Piero Marrazzo, seduto al tavolo per quattro apparecchiato in un’antica villa capitolina, tra un bicchiere di vino e una tartina avrà parlato anche delle possibili soluzioni al deficit sanitario. Una falla che ormai nella regione amministrata dall’ex teledifensore civico di Rai3 ha raggiunto la quota astronomica di 9 miliardi di euro. Ma sulle chiacchiere di quella serata si possono solo fare supposizioni.Di certo, a leggere la determina dirigenziale «A3748» del Dipartimento istituzionale della Regione Lazio, c’è solo il placet alla spesa. Ben 1.293,60 euro per l’«organizzazione di una cena di lavoro del Presidente per complessive quattro persone da servire il giorno 30 ottobre 2007 alle ore 20.30 presso Villa Piccolomini». Pagano i cittadini del Lazio, ovviamente. Nemmeno una parola sui commensali né sui motivi del conviviale meeting gastronomico da 323 euro a testa.Cifre non proprio da trattoria, che guastano la digestione allo stesso Marazzo. «Ho appena letto la determina e ho dato mandato di calmierare le spese delle cene di rappresentanza. Il costo di quella cena è sicuramente eccessivo, vi ringrazio per la segnalazione», ci dice in serata il presidente. Eppure non è stato un banchetto principesco, spiega Nicola Gaudenzino, responsabile del catering di quella sera. «Abbiamo messo su - prosegue - una cena semplice: gnocchetti in bianco con guanciale croccante e un lombetto di vitello, oltre ovviamente ad antipasti e contorni». Se il conto è lievitato a livelli da Guinness il perché è presto detto. «Villa Piccolomini non ha una cucina. Così anche se la cena era solo per quattro, per preparare i piatti espressi l’abbiamo dovuta portare noi, per poi smontarla e pulirla. Ovviamente al ristorante o in una struttura attrezzata il conto sarebbe stato dieci volte inferiore», conclude Gaudenzino. Insomma, l’unico foie gras è quello dei contribuenti laziali, che scoprono di essere costretti a pagare il massimo delle addizionali regionali Irpef e Irap anche per consentire al presidente di mangiare in una «location» suggestiva, ma sfornita di fornelli.

UN BEL REGALO DI NATALE

A natale volano le renne in cielo, portando i regali di Babbo Natale ai bambini buoni. Oppure volano gli abeti secolari, dalla Sila verso piazza San Pietro, come regalo al Papa. Pare sia una tradizione consolidata, che ogni anno una regione italiana regali al Papa un albero per farne sede di addobbi e lucine colorate per una ventina di giorni in mezzo al colonnato più bello del mondo. Il prescelto di quest’anno ha viaggiato dalla Sila verso la capitale scomodamente appeso a un elicottero e poi caricato su un camion fino al Vaticano. Dopo circa un secolo trascorso sul Gariglione, in Sila Piccola, dopo aver raggiunto la rispettabile altezza di 34 metri, l’abete bianco in questione è stato sradicato per essere trasferito in Vaticano come regalo da parte della Regione Calabia al Santo Padre.
Sicuramente un regalo di grande valore, ben un secolo di valore. Ma c’era proprio bisogno di scomodare un bosco secolare? Non poteva essere istallato in piazza San Pietro un albero finto?Ma soprattutto non ho sentito o visto un ambientalista, ecologista o
più in generale un'anticlericale protestare per questa azione divenuta oramai una consuetudine!
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