giovedì 25 ottobre 2007

L'AMMINISTRAZIONE SI ACCORGE DEL CAOS TOPONOMASTICA



Da anni abbiamo evedenziato ripetutamente e a gran voce l'anomalia tipica del comune di Frosinone relativo allo scandalo della segnaletica toponomastica.
Ora e finalmente l'Amministrazione comunale pare avere capito il problema intervenendo con una spesa consistente che secondo noi, però, potrebbe essere tranquillamente evitata se solo si usasse un pò di ingegno prorio come avviene in altre città del nord. L'idea è quella di istallare le targhe della toponomastica a spese degli sponsor i quali a carettari più piccoli rispetto al toponimo e quindi in maniera discreta, pubblicizzerebbero la propria attività in maniera visibile.Dall'altra parte però si risparmierebbe qualcosa come 574 mila euro che potrebbero essere spese per altre esigenze della collettività.Non solo, ma con tale pubblicità, le già deficitarie casse comunali potrebbero incassare maggiori risorse maggiorando il contributo di sponsorizzazione.




Mercoledì 24 Ottobre 2007

di GIANPAOLO RUSSO Messaggero

Numeri civici inesistenti, strade senza nome e quelle che come la Monti Lepini cambia il nome in via Volsci senza che nessuno lo sappia, indirizzi inesatti: Frosinone, per anni e soprattutto in alcuni quartieri periferici, è stata una vera e propria giungla a livello toponomastico. Si calcola che sono almeno 20 anni che non si procede ad una rivisitazione complessiva di questo problema. Nel frattempo si sono realizzate nuove strade, si sono costruite nuove case e così gli attuali numeri civici di molte zone della città non sono aggiornati. Ciò ha comportato diverse problematiche facilmente riscontrabili ogni giorno: per anni il servizio notifiche, le forze dell'ordine, i mezzi di soccorso, il recapito postale (solo per fare alcuni esempi) hanno dovuto convivere con problemi legati a numerazioni inesatte (è facile imbattersi in alcun civici dove vi sono addirittura tre/quattro numeri diversi!) e la stessa amministrazione comunale ha riscontrato difficoltà nell'aggiornamento dei dati anagrafici. In molti casi risalire al proprietario di un immobile diventa una vera e propria impresa.L'amministrazione Marini, grazie al fattivo lavoro dell'ufficio anagrafe, vuole voltare pagina e ha inteso avviare la rivoluzione toponomastica. Occorrerà realizzare ex novo 62 mila numeri civici tra esterni ed interni ed oltre 700 targhe per la toponomastica. Il preventivo di spesa calcolato è di 574 mila euro. Si procederà per fasi. «Dapprima - spiega l'assessore agli Affari Generali, Danilo Giaccari - provvederemo a realizzare la nuova toponomastica nelle zone periferiche dove il problema è più avvertito. Poi a scalare toccheremo anche il centro cittadino». Ma quando partirà tale rivisitazione? «La delibera è già pronta e alla prima giunta utile (forse già domani, ndr) la presenterò -spiega l'assessore - quindi contiamo di avviare la procedura di gara nel giro di qualche settimana. Nel 2008 avvieremo il progetto che sarà utile anche per fornirci una banca dati per i tributi».L'impresa che si aggiudicherà l'appalto oltre a fornire i numeri e le targhe procederà, porta a porta, nella verifica di nuclei abitativi e rispettivi residenti. Un processo che richiederà tempi lunghi ma che nel giro di qualche anno avrà "ridisegnato" completamente la città.Le zone più "impervie" sotto il profilo della numerazione dei civici sono, ovviamente quelle periferiche o di recente sviluppo edilizio come Colle Cottorino, via Cavoni, Maniano, parte di via America Latina, via Landolfi. In particolare nel quartiere posto a ridosso del cimitero esiste una numerosa comunità che fa capo quasi esclusivamente a due strade: via Colle Cottorino e via Cese quando in effetti ci sono una miriade di stradine, vicoli e di abitazioni che sono di fatto senza nome ed indirizzo. Il progetto prevede anche l'affissione dei civici con numeri tutti uguali, il simbolo del comune di Frosinone mentre è allo studio la possibilità di indicare anche il quartiere o la circoscrizione di riferimento. Sarà poi compito dei cittadini, una volta rettificata la strada e la numerazione civica comunicare ai rispettivi enti o aziende di pubblica utilità il cambio di indirizzo. Avverrà in maniera telematica, invece, il cambio di indirizzo per la patente con il comune di Frosinone che trasmetterà alla Motorizzazione l'avvenuto cambiamento.

mercoledì 17 ottobre 2007

DOPO L'INDULTO PRIGIONI DI NUOVO QUASI PIENE

La questione dell'indulto ha generato tante discussioni, specie quando un pregiudicato beneficiario del provvedimento viene di nuovo arrestato, peggio ancora se per lo stesso reato.
L'indulto proposto dal Ministro Mastella è stato votato in Parlamento con ampia maggioranza e solo alcune forze politiche si sono astenute o hanno votato contro.
Fatto sta che il motivo per cui è stato approvato l'indulto pare agli occhi dei cittadini come un provvedimento illogico e impopolare perchè se da una parte è vero che le carceri sono iper affollate dai detenuti e gli stessi, per questo motivo, vivono in condizioni disumane, dall'altra è pur vero che per ovviare a tali problemi sarebbe opportuno incrementare il numero delle strutture carcerarie costruendone dell'altre.
Situazione ancor più paradossale se pensiamo che in questo momento ci sono sparsi per l'Italia 13 penitenziari realizzati e mai consegnati, lasciati a marcire cosi come testimoniato qualche giorno fa dalle immagine di striscia la notizia
fonte TGCOM
Un anno e passa dopo l’indulto le carceri italiane scoppiano di nuovo. Ogni mese il numero dei detenuti cresce mediamente di mille unità per cui «tra un anno e mezzo, se non accadrà qualche fatto nuovo e senza interventi strutturali, torneremo alla situazione di prima dell'indulto» e cioè «all'inevitabile sovraffollamento delle carceri con circa 63 mila detenuti». Attualmente nelle carceri italiane infatti ci sono 47 mila detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 43 mila posti. In Italia, dunque, mancano le carceri.

martedì 16 ottobre 2007

STORACE INDAGATO PER VILIPENDIO AL CAPO DI STATO

Dopo più di vent'anni una Procura della Repubblica torna ad indagare un cittadino Italiano contestandogli il reato di vilipendio al Capo dello Stato ma questa volta la persona coinvolta è un Senatore della Repubblica che per il suo ruolo e per definizione del termine (parlamentare) è "deputato" ad esprimere opinioni in piena libertà cosi come sancito dalla costituzione.
Si tratta di un reato anacronistico e fuori dai tempi moderni o è giusto mantenere un controllo sempre?
da TGCOM del 16/10/2007
La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati Francesco Storace per il reato di offesa all'onore o al prestigio del Presidente della Repubblica. L'iniziativa della procura fa seguito alle dichiarazioni di Storace nei confronti di Napolitano che era intervenuto per difendere la senatrice a vita Rita Levi Montalcini dalle critiche dello stesso esponente di La Destra.
Il presidente del Senato Franco Marini e il premier Romano Prodi si erano espressi senza riserve sull'episodio giudicando "inaccettabili" le parole del senatore Francesco Storace sul presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. In particolare il premier aveva detto che "le parole pronunciate da Storace impongono una decisa presa di distanza da parte di tutte le forze politiche".
Ricordiamo brevemente quanto accaduto. Storace aveva duramente attaccato i senatori a vita, spesso, secondo lui, determinanti a sostegno della maggioranza che senza il loro aiuto sarebbe, sosteneva l'esponenete de La Destra, più volte naufragata. Napolitano lo aveva a sua volta criticato soprattutto aveva giudicato inammissibili le parole di Storace contro Rita Leve Montalcini. "Le mandiamo le stampelle a casa", aveva detto addirittura il parlamentare che poi, a sua volta, ha accusato anche Napolitano di essere indegno del ruolo che esercita.
Da qui il procedimento basato sull'articolo 278 del codice penale. Immediata la replica di Storace alla notizia del suo inserimento nel registro degli indagati. "Nel nome dell'amor di casta - ha detto il deputato . viva la Procura della Repubblica di Roma".

sabato 13 ottobre 2007

CERTE INFORMAZIONI E' MEGLIO NASCONDERLE?



Pubblico questo articolo letto su internet e tratto dai siti sottolencati, visto l'uso improprio che se ne fa oggi dei telefoni cellulari, obbligati da uno stile di vita o esigenze lavorative che ci fanno spesso pensare a quando questi benedetti apparecchi non c'erano, che ci fanno esprimere quasi istintivamente la domanda : ti ricordi fino a qualche anno fa quando non avevamo il cellulare?...come facevamo...?
Oggi quando usciamo di casa controlliamo di avere il cellulare in tasca ancor prima delle chiavi di casa che ci servono per rientrare nel nostro focolare domestico, quasi fosse un passaporto per la libertà e l'indipendenza, quasi fosse una fondamentale difesa contro i pericoli della vita di strada, come un cieco che esce con il suo cane addestrato per muoversi liberamente, come infortunato con le sue stampelle, come un motociclista con il suo casco.
Io queste sensazioni le ho provate, come forse le provate giornalmente tutti voi...e adesso che ho deciso di non usare più il cellulare, devo ammettere che molto spesso lotto con la voglia di entrare in uno di quei bei negozi pieni di slogan super pubblicizzati....guadagni di qua ma ti frego di la'...e comprare il mio ex-amico cellulare...
Poi leggo una notizia come questa su internet...ribadisco solo su internet...chissà perche non lo ascoltata nei telegiornali...mi dicono solo qualche radio....Radio 24...è giusto fare pubblicità a chi se lo merita no?


E ricomincio a pensare di rimanere senza cellulare....
Marco - fabiogerli.com

Telefonini-tumori, il collegamento esiste



Tratto da http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2080057
Roma - Si affrettano a spiegare che sono comunque necessari ulteriori approfondimenti, ma la notizia che i ricercatori dell'Università Medica svedese di Orebro hanno lanciato ieri nel Mondo è esplosiva: a loro dire esiste una relazione evidente tra uso dei cellulari e possibilità di sviluppo dei tumori, un rapporto causa-effetto che fino ad oggi nessuno studio aveva esplicitato con certezza.
Adnkronos, che
ha diffuso in Italia la notizia, sostiene che i ricercatori guidati dal professor Lennart Hardell abbiano spiegato come l'uso intensivo del telefono cellulare per un periodo di tempo prolungato, superiore ai 10 anni, raddoppi il rischio di sviluppare tumori come il glioma e il neuroma. L'agenzia di stampa si riferisce in particolare a quanto pubblicato dagli scienziati sulla rivista Occupational Environment Medicine, dove si parlerebbe di una meta-indagine, ossia di una valutazione di 18 diverse ricerche sul tema, "11 delle quali - scrive l'Adn - riferivano risultati ottenuti con osservazioni a lungo termine, di oltre 10 anni". È valutando quei dati, dunque, che sarebbe emersa la relazione causa-effetto, dove le persone "che usano il cellulare per almeno 10 anni corrono un rischio 2,4 maggiore di sviluppare neuromi acustici", e 2 volte superiore di incappare in gliomi. Nel primo caso si tratta di tumori benigni che attaccano il nervo uditivo, nel secondo si tratta di patologie maligne ben più invasive e di difficile estirpazione.
Così come è riportata, la notizia non
sembra confermata dall'Hindustan Times, secondo cui non si sarebbe trattato di una meta-indagine ma di una ricerca vera e propria condotta su 1.429 soggetti colpiti da tumori al cervello benigni e maligni e su un campione di 1.470 persone in salute che vivono in Svezia. La diversa impostazione non cambia alcune delle conseguenze dello studio. Il giornale indiano spiega come gli scienziati ritengano che i telefonini possano rappresentare un rischio soprattutto per chi abita nelle zone rurali, dove cioè la potenza del segnale viene aumentata per compensare la distanza dalle stazioni base di telefonia mobile. Hardell, secondo il Times, avrebbe dichiarato: "Abbiamo riscontrato che il rischio di tumore al cervello è più elevato per chi vive in campagna piuttosto che in città. Più forte il segnale, maggiore il rischio".
Su una cosa, peraltro, le due versioni concordano, che i rischi sulla salute non possano essere evidenziati prima dei 10 anni di utilizzo intenso. Dello studio esiste peraltro una terza versione
pubblicata dall'agenzia sudafricana News24, secondo cui Hardell&C. avrebbero spiegato come l'analisi di studi precedenti dimostri "un percorso chiaro di aumento di rischio per neuroma acustico e glioma". La novità, rispetto alle altre "versioni" citate, è che il rischio sarebbe maggiore sul lato della testa che si usa abitualmente per parlare al cellulare. News24 conferma peraltro che di meta-indagine si sia trattato e spiega come questi risultati siano dovuti proprio alla possibilità concessa da questo studio di vedere le cose dall'alto e analizzare le evidenze emerse in numerose diverse tipologie di ricerca.
E Hardell proprio a questo attribuirebbe l'assenza fin qui di una correlazione certa tra cellulari e rischio tumore. A suo dire gli studi precedenti non hanno seguito quanto accadeva per un tempo sufficientemente lungo. "Ma ora è passato abbastanza tempo da quando i cellulari sono stati introdotti - sostiene il giornale sudafricano - per analizzare i rischi dell'uso del cellulare per 10 anni o più, un periodo di tempo che viene ritenuto un minimo periodo ragionevole per valutare il rischio".Secondo l'Adnkronos, infine, Hardell avrebbe dichiarato che "questi risultati sono di grande rilevanza ma saranno sicuramente necessari ulteriori approfondimenti". Secondo News24, invece, gli approfondimenti saranno necessari "perché un aumentato rischio anche per altri generi di tumori non può essere escluso". Due affermazioni dalle conseguenze evidentemente molto diverse.
www.disinformazione.it

giovedì 11 ottobre 2007

REATI E PENE: ECCO IL CATALOGO

Da TGCOM
Abusi sessuali:700 giorni;210 per furto
Sette anni per un delitto. Una rapina a mano armata vale 600 giorni di carcere. Per la violenza sessuale si beccano 700 giorni, per un furto, 210 giorni. E' quanto emerge da un rapporto del Dap, del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che elenca il "catalogo" dei delitti e delle pene e che ricorda come i detenuti in carcere siano diminuiti grazie all’indulto, passando lo scorso giugno da 63.000 a 42.119.
Nonostante i benefici dell'indulto, è stato proprio il capo del Dap Ettore Ferrara a lanciare, qualche tempo fa, come riporta oggi La Stampa, l'allarme sulle carceri strapiene. "L’assenza di interventi strutturali sul sistema legislativo vigente sta determinando un incremento della popolazione carceraria".L'incertezza della pena Sommando il periodo medio trascorso in custodia cautelare - si legge sempre sul quotidiano torinese - con quello medio in esecuzione pena la permanenza media in cella per chi compie rapine a mano armata è di poco inferiore ai due anni.Chi viene arrestato per traffico di droga, corre "il rischio" di passare in cella tra carcere preventivo e definitivo tre anni e mezzo. Per i responsabili di violenze sessuali il conto con la legge è di due anni e due mesi; per chi è colpevole di sequestro di persona, quasi otto anni; per un mafioso, tre anni. Per un clandestino, sei mesi.Tra chi entra e chi esce si registra un dato molto basso in termini di permanenza per ogni detenuto. Che sia imputato o condannato per qualsiasi tipo di reato la media è di 90/120 giorni di carcere.In media - ricordava Ferrara in un'audizione alla Camera - sono circa 90.000 le persone che, nell’arco dei 12 mesi, hanno fatto ingresso nelle carceri italiane, a fronte di circa 88.000 scarcerati nello stesso periodo. il saldo è una crescita costante pari a circa 2000 unità l’anno. Una situazione diversa dal passato, dove la "permanenza nell’istituzione penitenziaria era più prolungata di quella odierna".

AEROPORTO DI FROSINONE: OPPORTUNITA' O SVANTAGGIO?



Il Presidente della Provincia di Frosinone, Francesco Scalia scrive a Veltroni.






“Facendo seguito alla precedente nota del 7.02.2007 – ha esordito Scalia - torno a scriverLe per aggiornarLa sui risultati dello studio di fattibilità dell’aeroporto civile di Frosinone brevemente sintetizzati nel documento, che, ad ogni buon conto, Le allego.Per quanto riguarda la compatibilità aeronautica, nell’ipotesi più prudente, senza utilizzazione del radar e con un impegno dell’aeroporto al 50% per 300 giorni l’anno, lo scalo assicurerebbe un movimento medio giornaliero di 16.728 passeggeri corrispondente a 5.018.400 passeggeri/anno.Ma mi preme evidenziare gli ottimi collegamenti esistenti con Roma e, in particolare, quelli ferroviari, in coerenza con le raccomandazioni che Ella ha inteso più volte esprimere.Infatti verrà realizzata una fermata dedicata (Frosinone F.S. Aeroporto) a circa 500 metri dal terminal aeroportuale, collegata con gli svincoli autostradali dell’A1 Roma Napoli oltre che della Sora Avezzano, capace di svolgere, non solo per la Provincia di Frosinone ma per l’intero Lazio Meridionale, una attività di interscambio ferro gomma aria che avrebbe pochi uguali in Italia.Pertanto, utilizzando la tratta ferroviaria già esistente, sarà possibile sia far uso immediato degli attuali collegamenti con Roma, e istituire, altresì, ulteriori collegamenti non stop che, impiegando la notevole capacità di traffico residua della linea, potranno soddisfare la richieste che graverebbero sull’aeroporto di Frosinone, con frequenze di 30 minuti tra le 5,00 e le 24,00 e tempi di percorrenza di 45/50 minuti, e una capacità di trasporto dell’ordine di 20.000/25.000 passeggeri/giorno; sia servirsi della interconnessione a nord di Frosinone e immettersi direttamente sulla linea Alta Capacità/Alta Velocità, con l’impiego di appositi locomotori: soluzione, quest’ultima, che permetterebbe l’esercizio di collegamenti non stop con Roma, e consentirebbe il trasporto dei passeggeri, senza ulteriori spese, dall’Aeroporto di Frosinone alla Stazione Termini con tempi di percorrenza di 28 minuti, impiegando tracce orarie ora non utilizzate.Insomma lo Studio evidenzia con chiarezza le potenzialità operative ed i requisiti di fattibilità tecnica, aeronautica ed ambientale, nonché di sostenibilità finanziaria e di convenienza economico-sociale dell’investimento. Per quanto sopra, sarei onorato di poterLa presto incontrare, al fine di esporLe, insieme ai tecnici competenti, con accuratezza e dettaglio i risultati dello studio di fattibilità dell’aeroporto civile di Frosinone”.






"IL MESSAGGERO" di sabato 6 ottobre




Un comitato per il ”no ” all’aeroporto civile nel capoluogo sta per nascere anche a Frosinone dopo Viterbo. L’appuntamento per costituirlo è per giovedì prossimo alle 17 presso la sala conferenze della Biblioteca comunale di Frosinone in corso della repubblica. L’iniziativa è stata presa dai rappresentanti di diverse associazioni e organizzazioni (Cobas, SdL, Oltre l’Occidente, Alternativa Verde, Double Face, Pcl) che nei giorni scorsi si sono autoconvocati per discutere dello sciagurato progetto di realizzazione di un aeroporto civile per voli low cost in piena Valle del Sacco. «Tale progetto - scrovono - promosso e pervicacemente portato avanti dal Presidente della Provincia Francesco Scalia, contro ogni buonsenso e criterio aerospaziale, sembra riscuotere ampio consenso di tutti (Partiti, Sindacati, Industriali, rappresentatati delle Istituzioni…), abbagliati dal “tintinnar di denaro” o dallo “sviluppo” come dir si voglia. Tutti, o quasi, sembrano ignorare i catastrofici effetti ambientali e sanitari legati a questo progetto; carico che una valle, ecologicamente disastrata, come la Valle del Sacco non può assolutamente sopportare, così come forti sono i dubbi sulla trasparenza finanziaria di tale operazione e sulla reale ricaduta economica sul territorio».

ENAC PROPENDE PER VITERBO

IL COMMENTO DEL COMITATO DI VITERBO

Connettività intermodale (Collegamenti stradali e ferroviari)Su questo punto il Comitato ha dimostrato che i nostri collegamenti con Roma sono pari o migliori delle altre città candidate allo scalo.
L’aeroporto non potrà far altro che accelerare i lavori relativi al completamento della Cassia e dell’adeguamento delle tratte ferroviarie che il nostro territorio attende da decenni.
Documenti ufficiali, inoltre, affermano che anche le altre province candidate hanno necessità di adeguare i loro collegamenti con Roma per sostenere il maggiore flusso di viaggiatori.
Siamo in vantaggio anche nei collegamenti con Roma pur dovendoli migliorare come farebbero a Latina e Frosinone per ricevere adeguatamente i nuovi ospiti ma anche per rispetto della nostra gente, dei lavoratori e degli studenti.

NOTTE BIANCA UN FLOP?

Di Ilaria Pietropaoli "IL TEMPO"

Ore 20, corso della Repubblica: calma piatta. Quello che doveva essere il sabato sera più lungo dell'anno non è iniziato sotto i migliori auspici. Al centro storico i negozi aperti si contavano sulle dita della mano, qualche bancarella sporadica non bastava a suggerire un'aria di festa e, come se non bastasse, dall'arco Campagiorni fino a S.Maria, ci si imbatteva pure in alcuni lampioni spenti. La pioggia, tuttavia, cominciava ad uscire di scena e la speranza di un miglioramento della serata cominciava a farsi strada nei cuori più ottimisti. Trascorrono un paio di ore, arrivano un po' di persone. Al corso della Repubblica, un piccolo palco ospita i Nefesh, danzatrici di danza del ventre. Un po' di gente si avvicina e guarda interessata lo spettacolo, che verrà ripetuto nel corso della serata. Le lancette continuano a girare, si fanno le 23, ma dei concerti - richiamo della serata, in programma dalle 21.30 a largo Turriziani, neanche l'ombra. Le persone intanto passeggiano in attesa di trovare qualcosa di interessante, ne approfittano per stuzzicare qualcosa nei nuovi locali aperti in centro e telefonano ad amici e parenti per sapere se altrove la situazione è diversa. Qualcuno prova a scendere nella parte bassa. Quando tutto sembra disperare si comincia a sentire qualche nota. È il gruppo hip- hop calabrese composto da Kiave, Brigante e don Goco. Si esibiscono davanti a un gruppo molto esiguo di persone. «Siamo già soddisfatti del fatto che la gente non se ne sia andata e sia aumentata rispetto all'inizio del concerto» dichiarano al termine. Verso l'una di notte è la volta della musica ebraica dei Klezroym. Intanto si comincia a vedere qualche mimo e trampoliere in giro. E chi cammina ricorda di trovarsi alla «Notte bianca». L'organizzazione non ha convinto sin dal primo minuto, è lo svolgimento della serata ha dato ragione ai più pessimisti.

Di CLAUDIA IORIO "Il MESSAGGERO"

La gente ha dimostrato di volere la Notte più lunga dell'anno a Frosinone, accalcandosi in massa in via Aldo Moro. "Abbiamo fatto continue verifiche insieme alla protezione civile e al personale tecnico - spiega l'assessore allo sviluppo economico Stefania Martini - e per motivi di sicurezza non abbiamo potuto far esibire i Nick the Nightfly & The Montecarlo Night Orchestra e Sarah Jane Morris. Comunque la gente ha popolato la via Aldo Moro, tanto da non poter camminare". Un deserto invece la zona alta della città, popolata da poche centinaia, forse meno, di persone. Quasi tutti i programmi sono stati garantiti, ma molta confusione e disappunto fra la gente, ignara dei continui spostamenti da una piazza a un'altra degli spettacoli, concordati anche a pochi istanti dall'inizio. Attrazione divertente nel centro storico, un anziano residente che, in pieno spirito da Notte Bianca, per incentivare il movimento della notte ha acceso a tutto volume lo stereo di casa, poggiandolo sul davanzale e proponendo pizziche e tarantelle a tutto volume. I veri disagi comunque non sono stati dettati dalla pioggia: tanti i giovani che si lamentavano delle navette, che garantivano una spola poco efficace da zona alta a zona bassa, soprattutto per quanto riguarda i collegamenti da De Mattheis al centro storico. Tanta strada macinata a piedi dai ragazzi che, lasciati in piazza Tommaso D'Aquino, dopo la prima visita nel vuoto centro storico, hanno preferito rimamene nella zona bassa della città, insoddisfatti del trasporto messo a disposizione (neanche gratuitamente) dal comune. Forse per questo la gente riversava su via Aldo Moro, snobbando la parte alta della città. Nervosismo poi a fine serata per il ritardo di Morgan, ultimo evento spostato dalla villa comunale a piazzale De Mattheis. Divenuto praticamente unico evento di rilievo, è salito sul palco con circa tre quarti d'ora di ritardo, fra la noia dei ragazzi che mormoravano sulla miseria di eventi importanti. Dal Comune garantiscono comunque un ritorno in città degli artisti. Martoriati per tutto il pomeriggio i negozianti "Siamo stati sommersi da bancarelle che hanno coperto le nostre vetrine e ostacolato l'ingresso dei clienti - tuonano irritati i commercianti di via Aldo Moro - il sabato è il giorno dello shopping e oltre alla pioggia ci si sono messe anche le bancarelle piantate davanti ai nostri locali". Non a caso, molte degli esercizi chiusi, ieri sera, erano quelli nascosti dagli stand "Non c'è stato un criterio logico e ordinato nelle autorizzazione - continuano i commercianti di via Aldo Moro - Ci sono stati negozi penalizzati e altri spazi completamente sgomberi da ambulanti". Garantito l'ordine pubblico, salvo piccole risse fra piccoli e sporadici gruppi.