Dopo più di vent'anni una Procura della Repubblica torna ad indagare un cittadino Italiano contestandogli il reato di vilipendio al Capo dello Stato ma questa volta la persona coinvolta è un Senatore della Repubblica che per il suo ruolo e per definizione del termine (parlamentare) è "deputato" ad esprimere opinioni in piena libertà cosi come sancito dalla costituzione.
Si tratta di un reato anacronistico e fuori dai tempi moderni o è giusto mantenere un controllo sempre?
da TGCOM del 16/10/2007
La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati Francesco Storace per il reato di offesa all'onore o al prestigio del Presidente della Repubblica. L'iniziativa della procura fa seguito alle dichiarazioni di Storace nei confronti di Napolitano che era intervenuto per difendere la senatrice a vita Rita Levi Montalcini dalle critiche dello stesso esponente di La Destra.
Il presidente del Senato Franco Marini e il premier Romano Prodi si erano espressi senza riserve sull'episodio giudicando "inaccettabili" le parole del senatore Francesco Storace sul presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. In particolare il premier aveva detto che "le parole pronunciate da Storace impongono una decisa presa di distanza da parte di tutte le forze politiche".
Ricordiamo brevemente quanto accaduto. Storace aveva duramente attaccato i senatori a vita, spesso, secondo lui, determinanti a sostegno della maggioranza che senza il loro aiuto sarebbe, sosteneva l'esponenete de La Destra, più volte naufragata. Napolitano lo aveva a sua volta criticato soprattutto aveva giudicato inammissibili le parole di Storace contro Rita Leve Montalcini. "Le mandiamo le stampelle a casa", aveva detto addirittura il parlamentare che poi, a sua volta, ha accusato anche Napolitano di essere indegno del ruolo che esercita.
Da qui il procedimento basato sull'articolo 278 del codice penale. Immediata la replica di Storace alla notizia del suo inserimento nel registro degli indagati. "Nel nome dell'amor di casta - ha detto il deputato . viva la Procura della Repubblica di Roma".
Il presidente del Senato Franco Marini e il premier Romano Prodi si erano espressi senza riserve sull'episodio giudicando "inaccettabili" le parole del senatore Francesco Storace sul presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. In particolare il premier aveva detto che "le parole pronunciate da Storace impongono una decisa presa di distanza da parte di tutte le forze politiche".
Ricordiamo brevemente quanto accaduto. Storace aveva duramente attaccato i senatori a vita, spesso, secondo lui, determinanti a sostegno della maggioranza che senza il loro aiuto sarebbe, sosteneva l'esponenete de La Destra, più volte naufragata. Napolitano lo aveva a sua volta criticato soprattutto aveva giudicato inammissibili le parole di Storace contro Rita Leve Montalcini. "Le mandiamo le stampelle a casa", aveva detto addirittura il parlamentare che poi, a sua volta, ha accusato anche Napolitano di essere indegno del ruolo che esercita.
Da qui il procedimento basato sull'articolo 278 del codice penale. Immediata la replica di Storace alla notizia del suo inserimento nel registro degli indagati. "Nel nome dell'amor di casta - ha detto il deputato . viva la Procura della Repubblica di Roma".
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